L’ozono: il terzo polmone

ATP   la valuta energetica della cellula

TERAPIA  ADIUVANTE   DELLE  POLMONITI  BATTERICHE E VIRALI  CON L’OSSIGENO  OZONO-TERAPIA  (OOT) SISTEMICA

Da tempo  l’ossigeno ozono terapia sistemica è diventata  un elemento in più nel complesso bagaglio  terapeutico della moderna medicina. Le note proprietà antisettiche antibatteriche antimicotiche  antivirali e antinfiammatorie sono sempre più utilizzate e sfruttate nella lotta contro le infezioni oggi sempre più aggressive e resistenti alla terapia antibiotica.  Un terzo atomo di ossigeno in più può fare la differenza e la somministrazione per via sistemica è diventata  un sostegno in più per il paziente affetto da tutte quelle patologie polmonari dove lo scambio gassoso viene  compromesso: parliamo quindi delle polmoniti batteriche e virali, di quelle interstiziali e nelle patologie croniche evolutive come l’enfisema e la BPCO in generale. In particolare nelle sindrome SARS COV-2 è in grado di attivare prodotti come la interleuchina TGFB la più antinfiammatoria di tutte, di ridurre i radicali liberi e di ridurre la produzione di interleuchine PRO-INfFIAMMATORIE (tnf).  La diminuzione della ossigenazione centrale e periferica (ipossia) determina, se non opportunamente trattata, un rapido decadimento delle funzioni dei principali organi e apparati…..il cuore in primis, il rene, il cervello e via via tutte le altre strutture nobili del nostro organismo. Uno stato di ipossiemia cronica sfocia fatalmente in quel quadro drammatico e spesso letale chiamato MOF (multi-organ-failure). Sappiamo anche dalla nostra esperienza quotidiana di medici intensivisti  che somministrare a pressione positiva ossigeno ad alta concentrazione e per lungo tempo al paziente nel tentativo di innalzare la PaO2 può portare ad un inevitabile danno dell’alveolo polmonare. Ecco quindi che la somministrazione di O2 trivalente per via venosa sistemica può facilitare lo scambio gassoso periferico di ossigeno andando a coadiuvare il sistema respiratorio temporaneamente compromesso. L’innalzamento della SaO2 e della PaO2 arteriosa e venosa dovuto alla introduzione per via venosa di una quota aggiuntiva di O2 all’organismo può sicuramente bloccare l’evoluzione della ipossemia periferica portando nuova energia agli organi ed apparati fino a quel momento in via di compromissione affiancando ed aiutando, comunque,  il lavoro del polmone.

Modalita’  di somministrazione della ossigeno ozono terapia (oot)  sistemica

L’ozono in quanto gas non può essere somministrato direttamente in vena (vi sarebbe ovviamente una embolia gassosa) e quindi va veicolato in una soluzione liquida che può essere la semplice soluzione fisiologica (che noi sconsigliamo in quanto si potrebbe formare nella soluzione contenente Nacl 0.9%  dell’ossido di cloro che potrebbe essere tossico), la soluzione glucosata al 5% oppure può essere miscelato con il il sangue del paziente stesso dopo averlo prelevato e quindi reinfuso (GAEI grande autoemo). Quest’ultima modalità allo stato attuale sembra essere quella più efficace in termini di risultati finali in quanto il potere di fissazione del sangue nei confronti dell’ossigeno è massimo e la perdita di ozono, gas molto volatile ed instabile,  risulta essere minima. Previa valutazione delle condizioni pressorie del paziente (è sconsigliabile effettuare il prelievo in caso di ipotensione arteriosa con Pa inferiore a 100 mmHg)   si prelevano  con il paziente in posizione supina sdraiato su un normale lettino da visita  circa 200 ml di sangue  inserendo un normale ago-cannula in una vena del braccio facendoli raccogliere per gravità  in una sacca confezionata appositamente e contenente un anticoagulante e posizionata sotto il piano del paziente. Il sangue così raccolto  nella sacca viene ozonizzato dall’esterno mediante apposite siringhe da 60 ml contenente il volume di ozono prestabilito alla concentrazione  di microgrammi/ml (noi utilizziamo 30 mcg/ml per massimo di 360- 460 ml corrispondenti a 10.000-12000 microgrammi totali) mediante un ago in perfetta sterilità. La sacca contenente il sangue ozonizzato viene opportunamente manipolata dall’esterno in modo che l’ozono venga assorbito  e mescolato completamente dal sangue stesso. La sacca quindi viene alzata e posta in alto  sull’asta per le fleboclisi e successivamente attraverso lo stesso ago cannula il sangue viene quindi reinfuso al paziente in circa 30 minuti.

Esempio clinico

E’ stato  riportato il caso clinico (21.05.2020) di un paziente anziano di 76 anni  in condizioni disperate  ricoverato presso l’ospedale Mauriziano di Torino e affetto da SARS CoV -19 con una insufficienza respiratoria grave intubato e collegato ad un ventilatore automatico. Il paziente era in fin di vita e gli venivano date pochissime possibilità di sopravvivenza. Il comitato Etico dell’ospedale ottenuto il consenso informato inizia una terapia a base di corticosteroidi ed ossigeno-ozonoterapia per via sistemica. Dopo pochi giorni il quadro clinico vira e migliora progressivamente al punto tale che viene sospeso ogni supporto ventilatorio, casco compreso. Gli esami ematochimici non evidenziarono più infiammazione e la Tc di controllo del torace mostrò un netto miglioramento. Il paziente fu dichiarato successivamente fuori pericolo e dimesso in buone condizioni generali.

L’ospedale Mauriziano di Torino pertanto ha aderito insieme  a pochi altri centri in Italia allo studio di ossigeno-ozono terapia con messa a punto di un protocollo terapeutico. L’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine è stato il promotore di questo studio nazionale multicentrico interventistico randomizzato per l’impiego dell’ozono in fase precoce nell’infezione SARS CoV-2.

Questa storia dimostra come l’ossigeno-ozono terapia sistemica possa contribuire a potenziare la risposta dell’organismo rallentando i processi della infiammazione riducendo i danni a livello alveolare polmonare e fornendo un supporto alla terapia farmacologica convenzionale.  Pur non avendo ancora un background scientifico ancora sufficiente data l’esiguità della casistica nazionale ed internazionale, l’innocuità  della terapia e i risultati fino ad ora osservati ci spingono ad esplorare questa possibilità terapeutica.

Herpes zoster

Herpes Zoster
L’OSSIGENO – OZONO  TERAPIA  (OOT)  NELLA CURA DELL’HERPES ZOSTER  E  NELLA PREVENZIONE  DELLA  NEURITE  POST-ERPETICA

Uno degli errori più comuni oggi da parte della maggior parte degli operatori sanitari è quello di sottovalutare la malattia erpetica sostenuta dal virus Varicella -Zoster (da non confondere con il virus dell’Herpes Simplex). Se è vero che la malattia ha un decorso a volte molto doloroso ma comunque benigno nel senso che nella maggior parte dei casi regredisce e si risolve nel giro 15-30 giorni, è altrettanto vero che le complicanze che possono derivare dal cosiddetto”fuoco di sant’Antonio” possono essere molto essere a volte molto gravi e raramente (per fortuna) devastanti.

IL DOLORE

Un errore comunissimo è quello di trattare lo Zoster come una qualsiasi infezione virale limitandoci a somministrare i soliti antivirali e  a trattare il dolore della regione interessata con i comuni FANS e/oppiacei. Tali terapie sono concettualmente assolutamente corrette ma non tengono conto di due aspetti fondamentali:

– il dolore è spesso fortissimo e non risponde ai farmaci antidolorifici di comune utilizzo. Perchè? Perché la lesione che il virus dormiente della varicella -zoster provoca a livello del nervo dove esso giace (anche per decenni) è il tipo di dolore più grave in assoluto per l’organismo: IL DOLORE NEUROPATICO contro il quale i comuni farmaci antidolorifici spesso falliscono miseramente.

GENESI DEL DOLORE NEUROPATICO

Quando accidentalmente urtiamo, danneggiamo  o tagliamo un cavo della corrente provochiamo quasi sempre un cortocircuito cioè due o più fili che conducono la corrente si toccano e si crea un danno con fumo e scintille e la corrente salta……..la stessa cosa accade con i nervi che altro non sono che cavi che trasportano gli impulsi nervosi in un senso e nell’altro come la normale corrente elettrica. Un danno nervoso sia post-traumatico che diretto da parte di un virus comporta gli stessi effetti : il cortocircuito elettrico provoca un disorientamento completo del flusso di ioni sodio, calcio e potassio transmembrana e il passaggio del segnale nervoso si inverte e si autoamplifica  provocando  scariche nervose continue ed incontrollabili sia in senso centripeto che centrifugo.

Ecco il DOLORE NEUROPATICO

Un noto esempio di dolore neuropatico :

L’ARTO FANTASMA

E’ noto come in epoche passate l’amputazione di un arto era ed è considerata ancora oggi una evenienza drammatica e sconvolgente…..al di là della perdita di un arto il grande problema consisteva nella genesi del cosiddetto dolore da arto fantasma cioè la sezione dei grossi nervi femorale e sciatico sopratutto, generava costantemente e dolore residuo, continuo, profondo e intenso con la sensazione che l’arto amputato fosse ancora presente…….l’arto fantasma appunto. Il dolore era ed ancora oggi (raramente per fortuna) considerato come il peggiore dolore immaginabile. La sezione netta delle fibre nervose sensitive e motorie che segue alla amputazione sconvolge ed altera completamente la dinamica della trasmissione nervosa in senso centripeto e centrifugo: il cervello non ricevendo più segnali ed impulsi nervosi dall’arto amputato continua ad immaginarlo nel tempo e nello spazio come se fosse ancora presente. Tale alterazione anatomo fisiologica determina sempre anche la comparsa di un dolore continuo, costante, intenso e terribile….questo principio è alla base di tutte le situazioni di dolore neuropatico laddove si crea una lesione nervosa diretta.

Tale situazione oggi viene prevenuta con l’anestesia locale ripetuta del moncone nervoso e la sutura ed anastomosi termino terminale dei rami nervosi nel suo interno.

Ecco perché da tempo i medici terapisti del dolore stanno tentando di sensibilizzare la intera comunità scientifica  su tale problema, e cioè come affrontare la malattia erpetica in modo giusto e corretto.

Per prima cosa il dolore va affrontato con il giusto approccio: il virus scatena all’interno del ganglio nervoso o del nervo dove è indovato un meccanismo di “scarica nervosa” incontrollata costante e continua inviando lo stimolo algogeno verso il talamo e la corteccia cerebrale da una parte ed in senso centrifugo verso la periferia. Il dolore che ne deriva sopratutto nella fase acuta della malattia è spesso classificato”URENTE, PROFONDO, TEREBRANTE, DEVASTANTE” e, come si è detto prima, non sensibile neanche agli oppiacei più potenti. Ecco che a questo punto si impone da parte del terapeuta di effettuare un “blocco” di questo meccanismo di origine nervosa in modo che venga spenta la genesi del dolore agendo sul nervo stesso colpito dal virus. Il terapista del dolore deve spezzare il perverso meccanismo di autogenerazione degli impulsi dolorosi agendo direttamente sulla pompa sodio-calcio-potassio che è alla fonte della genesi di qualsiasi impulso nervoso, sia sensitivo che motorio. Questo si può ottenere unicamente sottoponendo il nervo a delle piccole “anestesie locali” con i normali anestetici che si impiegano in chirurgia spegnendo così istantaneamente il dolore mettendo a riposo la fibra nervosa per ore e dando modo alle cellule nervose colpite di “resettarsi”  e smettere di sparare impulsi nervosi all’impazzata. Tale procedura, l’unica che può dare  quindi vero e immediato sollievo e totale scomparsa del dolore deve però essere  ripetuta almeno per tre-quattro volte ad intervalli fissi in modo da ottenere un definitivo “resettaggio nervoso” con chiusura dell”switch” elettrico del nervo e quindi un azzeramento del meccanismo locale di autoriproduzione della scarica nervosa e sostituita con similari infiltrazioni ma di ozono. La terapia collaterale con antivirali per via sistemica ovviamente deve essere proseguita per almeno 20 gironi e la terapia steroidea locale (noi utilizziamo il cortisone insieme all’anestetico locale) e anche per via sistemica. Allo stato attuale questa è l’unica terapia che può bloccare l’insorgenza della più temibile complicanza della patologia: la neurite post-erpetica, evenienza tra le più tragiche nel vasto panorama delle patologie croniche a carico dei tessuto nervoso, complicanza che purtroppo può accompagnare il paziente per tutto il resto della sua vita, portando in molti casi a gravi  alterazioni della psiche,con grave ansia, prostrazione, depressione fino anche al suicidio.

TRATTAMENTO DELLE  LESIONI CUTANEE

L’herpes zoster notoriamente colpisce il torace lungo il decorso dei nervi intercostali, il plesso brachiale a livello degli arti superiori, l’addome e infine gli arti inferiori. Capitolo a parte va riservato al temibile zoster del nervo trigemino e del ganglio di Gasser che purtroppo data la sua localizzazione (il volto) è molto più difficile da trattare.

L’eruzione vescicolosa cutanea va trattata con impacchi di garze  lungo tutto il decorso della lesione imbevute con una soluzione di anestetico locale a lunga durata di azione (ropivacaina 1%) e acido acetilsalicilico ridotto in polvere (la comune aspirina effervescente da 500 mg sbriciolata dentro ad un bicchiere).  Tali garze vanno fissate con un ampio cerotto e sostituite una volta al giorno per circa sette giorni. La combinazione dei due trattamenti rappresenta allo stato attuale il più efficace e moderno trattamento della patologia erpetica.

UTILIZZO DELL’OSSIGENO-OZONO-TERAPIA NELLA PATOLOGIA   ERPETICA

Iniziato il trattamento “locale” come descritto sopra si devono utilizzare parallelamente agli anestetici locali infiltrazioni sottocutanee e/ o intramuscolari di ossigeno-ozono eseguite lungo tutto il decorso del tratto nervoso colpito. Le proprietà antinfiammatorie dell’ozono contribuiscono alla desensibilizzazione del nervo colpito aumentando l’effetto antalgico degli anestetici. Contemporaneamente va effettuata a cicli bi-tri-settimanali una ossigeno-ozonoterapia sistemica in modo da stimolare le difese del sistema immunitario.

L’ossigeno-ozono terapia  (OOT)  nelle   patologie neurodegenerative

Recentemente numerose  ricerche scientifiche hanno evidenziato come alcune patologie croniche evolutive-degenerative del sistema nervoso centrale e periferico possano trarre beneficio dalla ossigeno-ozono terapia sistemica. Tali patologie  sono:

– demenza senile

– esiti neurologici post-ictus

– morbo di Parkinson

– morbo di Alzheimer

– sclerosi laterale multipla

– sclerosi laterale amiotrofica (SLA)

l’azione immunostimolante della ossigeno-ozono terapia è la spiegazione di come numerosi pazienti trattati rispondano in modo positivo migliorando il proprio stato cognitivo e nelle forme motorie recuperando parzialmente alcuni funzioni o rallentando la progressione della patologia.

La  fibromialgia

L’OSSIGENO  OZONO  TERAPIA (OOT)  NELLA   TERAPIA DELLA SINDROME FIBROMIALGICA

La fibromialgia è una malattia di origine neurologica rappresentata da una sindrome  caratterizzate da:

– dolore muscolo-cutaneo diffuso continuo

– iperalgesia cutanea

-astenia continua

– insonnia

– alterazione del tratto gastrointestinale

Il dolore è comunque il primo elemento della sindrome: si tratta però di un dolore diverso da quello nocicettivo classico e da quello neuropatico. E’ un dolore nociplastico dove non esiste una chiara evidenza di danno tessutale effettivo o potenziale che causa l’attivazione dei dei nocicettori perifericci o l’evidenza di malattie o lesioni del sistema somatosensoriale. Eè un dolore da sensibilizzazione centrale. La psiche riveste infatti un ruolo fondamentale.

Il sistema nervoso centrale e periferico è caratterizzato da fasi di “ipereccitazione”  e fasi di “subeccitazione”  dei circuiti neurologici preposti alla elaborazione degli impulsi provenienti dalle afferenze del dolore (nocicezione) dalla periferia fino al cervello. comportando una completa alterazione della vita del paziente.

Anche in questo caso alla base della sindrome sembra esserci un quadro di infiammazione cronica dell’organismo e una disfunzione del sistema immunitario che sembra voglia aggredire l’organismo. Non a caso alcuni autori   sostengono che possa annoverarsi tra le patologie autoimmunitarie anche se non possiede i marcatori tipici della autoimmunità. LaOOT aumentando i livelli di enzimi come la superossido dismutasi e la catalasi  e riducendo la produzione delle citochine proinfiammatorie, aumenta la protezione contro i radicali liberi e le specie reattive dell’ossigeno che sono abbondantemente prodotti  duranti i processi infiammatori.

Una delle modulazioni immunitarie primarie è la “downregulation” delle citochine proinfiammatorie che svolgono un ruolo cruciale  nella amplificazione del dolore.

La somministrazione di OOT sistemica ha dimostrato un molti casi di poter “resettare” tale squilibrio multisistemico riducendo e risolvendo la complessa sintomatologia . Si tratta  di una cura difficile e prolungata ma che sicuramente provoca un miglioramento delle condizioni generali.

Le  patologie degenerative del sistema nervoso centrale e periferico

LA SCLEROSI  MULTIPLA
LA   (SLA)   SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA

A LIVELLO  CELLULARE  L’OZONO INTERAGISCE CON I LIPIDI E  LE PROTEINE NELLE MENBRANE CELLULARI FORMANDO OZONIDI.

Questi ozonidi agiscono come messaggeri e provocano numerosi effetti biologici tra cui la riduzione delle citochine proinfiammatorie che sono alla base della infiammazione.

E’ presumibile che il danno mielinico assonale presente in tutte le lesioni nella sclerosi multipla e nella SLA possa essere mitigato o rallentato dalla OOT che si dimostra efficace in più dell’80% dei casi trattati.